Più Schick con Dzeko

di Redazione

Corriere dello Sport (G.D’Ubaldo) – Dzeko è giù di corda. Lontano dalla condizione straordinaria della scorsa stagione e dall’inizio di quella attuale. Ha segnato un solo gol negli ultimi due mesi, contro la Spal, ma è sempre molto utile alla squadra e Di Francesco difficilmente lo lascerà fuori domenica a Verona. Ha deluso anche contro il Qarabag, ma è rimasto in campo per tutti i novanta minuti. Ha smarrito la capacità realizzativa, ma non la voglia di lottare. Schick migliora giorno dopo giorno e si candida per partire finalmente da titolare. Probabilmente non per prendere il posto del bosniaco, ma per giocare con lui. Contro il Chievo mancherà ancora Defrel, non è guarito dall’infortunio al ginocchio riportato nel finale della partita contro il Genoa. Schick ha dovuto rinviare ancora l’esordio in Champions, ma ci sarà bisogno di lui domenica. Oggi la squadra torna ad allenarsi dopo il giorno di riposo concesso da Di Francesco, che farà la sue valutazioni. C’è anche Perotti che non è al cento per cento, martedì sera ha chiesto il cambio nel finale. In corsa per un posto c’è anche Gerson, che contro il Qarabag è entrato subito in partita.

LA SFIDA – L’utilizzo di Schick al fianco di Dzeko è la grande sfida di Di Francesco per far compiere alla Roma il salto di qualità. Insieme, non uno alternativo all’altro. Con il ceco che parte da destra e si accentra, si accentra molto. Schick ha già fatto l’esterno offensivo con Giampaolo alla Samp e lo ha fatto bene. Nelle tre brevi apparizioni in giallorosso, l’attaccante ceco è già stato schierato esterno destro. Un quarto d’ora contro il Verona alla quarta di campionato, otto minuti (compreso recupero) contro il Genoa, durante i quali ha sfiorato per due volte il gol, altri ventisei venerdì scorso, contro la Spal. Contro gli emiliani la scorsa settimana è stato tutto molto facile, ma si è visto qualcosa di quella che potrà essere una miscela esplosiva. I movimenti del tridente composto da El Shaarawy, Dzeko e Schick erano quelli giusti. I terzini, che erano Florenzi e Kolarov, restavano larghi, mentre il tridente è rimasto stretto. Non un tridente troppo rigido, ma modulabile per mettere Schick in condizione di accentrarsi e di non ripiegare troppo indietro. Quando Florenzi avanzava Schick andava a fare un taglio in diagonale ed entrava in area. L’utilizzo del ceco sarà più facile con un terzino che sa coprire tutta la fascia come l’azzurro. E la Roma può crescere ancora.