Luca Pellegrini e gli altri: la straziante giostra degli infortuni romanisti

di Alessio Nardo

Pagine Romaniste (Alessio Nardo) – L’ennesimo “buona fortuna”, un altro “in bocca al lupo e torna più forte di prima” da piazzare nell’elenco. Sta diventando una collezione quasi macabra. Triste, malinconica, irritante e fastidiosa. Tocca a Luca Pellegrini, classe 1999, forse il più promettente fra i giovani della Primavera di Alberto De Rossi. Un baby terzino sinistro di gran corsa e qualità. Dotato anche di buona personalità. Sogni di mezza estate, infranti durante un’amichevole noiosa e nervosetta contro i cechi dello Slovacko. Rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Bollettino ormai nefasto e consueto. Per Luca si sarebbero potute aprire le porte della titolarità in America: il tecnico Di Francesco, per sua stessa ammissione, l’avrebbe schierato nel match del 19 contro il Paris Saint Germain (non, con tutto il rispetto, il Pinzolo). Sia per mancanza di alternative, visto che la Roma al momento non ha terzini sinistri di ruolo, che per meriti acquisiti sul campo dal fanciullo gestito da Mino Raiola. E invece, sei mesi di stop. Il calvario, il lento recupero, l’attesa infinita. E noi qui a chiederci perché, ancora una volta, sia toccato ad uno dei nostri.

CROCIATI A STELLE E STRISCE – Pallotta e soci, va detto, oltre a non guadagnarsi la fiducia incondizionata della gente romanista per loro demeriti, non sono nemmeno tanto fortunati. Evitando di improvvisarci medici o esperti di preparazioni atletiche, c’è di mezzo un quantitativo di sfiga che fa spavento. Nei sei anni a stelle e strisce, Pellegrini è il decimo giocatore che vede polverizzarsi un proprio ginocchio. In principio, nel novembre 2011, toccò a Nicolas Burdisso, che si fece malissimo durante una gara con la sua nazionale, rimanendo ai box sino all’estate successiva e togliendo a Luis Enrique una pedina indispensabile per una difesa decisamente ballerina. Poi, nel 2014, nell’inferno del San Paolo, esplose il ginocchio sinistro di Strootman (calvario infinito durato più di due anni con tre operazioni prima del rientro in pianta stabile nella primavera del 2016). Sorte simile toccata ai giovani Capradossi, Ponce e Nura (quest’ultimo tempestato anche da delicatissimi guai cardiaci). Negli ultimi 12 mesi, il disastro: stesi al tappeto Rudiger (durante il ritiro pre-Europeo con la Germania), Mario Rui (nel bel mezzo della tournée americana della Roma), Florenzi (nel match contro il Sassuolo di fine ottobre scorso, con tanto di bis a febbraio) ed Emerson Palmieri (piegato dalla malasorte nell’ultima sfida di campionato con il Genoa). Ora, il povero Pellegrini. Un altro terzino. L’ennesimo esterno basso colpito dal malefico sortilegio. E si riparte con la sfilza dei migliori auguri.

GLI INFORTUNI STORICI – La maledizione dei gravi infortuni non è cosa nuova. Negli ultimi 17 anni ne abbiamo contati sin troppi: il più celebre, ovviamente, è quello di Francesco Totti in quel 19 febbraio 2006 che sembrò spegnere il sogno mondiale del nostro Capitano. Torsione innaturale della caviglia sinistra, perone ridotto in coriandoli e tanto spavento. Poi, Totti rientrò in tempi record e quella Coppa la alzò al cielo perché evidentemente il destino così aveva deciso. Tornando indietro nel tempo, come non ricordare il doppio crociato dell’estate 2000: fatti fuori Emerson da Rosa (in lacrime, in tribuna, durante la presentazione ufficiale della squadra all’Olimpico) e l’attuale mister giallorosso Eusebio Di Francesco, caduto in battaglia, in Slovenia, nel match di Coppa Uefa col Nova Goriça. Estate? Stagione disgraziata per i nostri: ricordiamo, il 7 agosto 2001, il gravissimo incidente occorso al difensore ivoriano Saliou Lassissi nell’amichevole col Boca Juniors (frattura scomposta di tibia e perone) e l’orrendo infortunio al ginocchio di Damiano Tommasi nel 2004, vittima di un’entrata killer del difensore Taggart dello Stoke City. Per la cronaca, Lassissi non tornò mai più a giocare ad alti livelli mentre Tommasi impiegò un anno e mezzo prima di riassaporare il campo. Altri calvari storici? Quello di Castan, colpito dal cavernoma al cervello, e la pubalgia devastante che ha costretto Federico Balzaretti ad appendere gli scarpini al chiodo. Ricordiamo anche alcuni giocatori sbarcati a Roma già infortunati o reduci da periodi di inattività: Shabani Nonda, Gilberto Martinez, Mauro Esposito, Dodò, Thomas Vermaelen. Gente che il segno, onestamente, non l’ha lasciato. Per invertire la tendenza, perché non regalarsi un sogno chiamato Zlatan Ibrahimovic? Noi la buttiamo là. Peggio di così, tanto, non può andare.